(Sulla morte di Don Francesco Cassol )
C’è uno strano rapporto tra la murgia e la morte. Specie d’estate, quando lo scirocco avvampa i campi già crocifissi sotto il sole del meriggio, quando tutto sembra arso e la terra è brulla e nuda, quando domina su ogni cosa un giallo screpolato dalla sete e le ferule, colonizzate dalle lumache, sono mature per gli scanni dei pastori, quando il vento muove appena i cardi quasi fossilizzati e fa tintinnare gli steli sopravvissuti degli asfodeli. In questa stagione, quando la murgia agonizza in attesa delle piogge, la morte appare più vicina, e si accuccia in silenzio all’ombra, come fanno i cani legati alle catene. C’è uno strano rapporto tra la murgia e la morte.
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