(Centro Studi Torre di Nebbia)
La memoria, si sa, è una freccia capace di andare avanti e indietro nel tempo. In quest’epoca così deprimente la memoria sembra irretita come non mai e rischia, perciò, di non essere il supporto necessario per orientare le nostre azioni verso un futuro migliore. Quanto ancora poco note, per esempio, sono le storie di comunità e di territori considerati ancora oggi “marginali” dalle geografie politiche ed economiche dominanti. È, questo, il caso dell’Alta Murgia, un territorio che è stato per troppi anni preda di tumultuosi mutamenti che hanno compromesso pericolosamente il suo grande patrimonio storico-culturale e i suoi ecosistemi fisici e biologici. Con i suoi centomila ettari questo territorio “nudo”, circondato da tredici comuni, è l’ultimo esempio di pseudosteppa mediterranea della Penisola, con più di 1500 specie di piante selvatiche, con 88 specie di uccelli nidificanti tra cui spicca quella del Falco Naumanni le cui colonie migratorie dall’Africa sub-Sahariana sono le più importanti del mondo e, per la presenza secolare di innumerevoli masserie da campo e di pecore, rappresenta il maggiore e peculiare sito di archeologia rurale d’Italia.
(NO SCORIE Puglia e Basilicata)
Bisogna sapere che:
l’Italia non è un paese denuclearizzato. Nel 1987 il referendum non proibì la costruzione di nuove centrali sul nostro territorio: rese solo più complicato il loro insediamento e anche se tra il 1990 e il 1991 le 4 centrali atomiche furono spente, e fu ordinato ad ENEL di disattivarle, quell’iter non si è ancora concluso, lasciando vigenti su quei siti le prescrizioni nucleari degli anni ’70 e ciò nonostante la schiacciante vittoria degli italiani conseguita con il Referendum del 2011 con l’abrogazione delle norme che prevedevano la costruzione di centrali nucleari, oltre che una revisione della strategia energetica del Paese.
(Coordinamento Provinciale per il Parco delle Gravine)
Preneste Anzolin, Marinella Marescotti, Valentino Valentini
Il Coordinamento Provinciale per il Parco delle Gravine di Taranto comprende Associazioni ambientaliste, quali Legambiente, WWF, LIPU, comitati locali e semplici cittadini che da lunghi anni si battono per l’istituzione del Parco, prima, e per la sua efficace ed efficiente gestione, poi.
Una lunghissima battaglia per la tutela di questo inestimabile patrimonio e per la sua valorizzazione eco-sostenibile.
(Antonio Mazzeo)
Nel Mezzogiorno d’Italia proliferano le installazioni militari USA e NATO di rilevanza strategica mondiale. Le basi e i centri di telecomunicazione sono in prima linea nei conflitti che insanguinano l’Europa orientale e l’Asia Occidentale. Il processo di militarizzazione dei territori ha già prodotto effetti devastanti nella società e nell’economia, contribuendo alla marginalizzazione di vaste aree, alla crisi degli spazi di partecipazione democratica e all’emigrazione forzata giovanile.
Carlo Tombola
Una sessantina di aziende, di cui nove iscritte nel registro degli esportatori di armi (RNI Registro nazionale delle imprese, secondo la Legge 185/1990): questo è il quadro che si può dedurre dal’Atlante dell’industria militare italiana di Weapon Watch.
Aziende collegabili al settore militare industriale con sede nella regione Puglia (aggiornamento: maggio 2026)
(Antonio Camuso)
Esattamente 21 anni fa in nome dell’Osservatorio sui Balcani di Brindisi, su richiesta della rivista Mosaico di Pace e di Peacelink, aggiornai il censimento dei più significativi insediamenti militari in Puglia. Il precedente aveva già introdotto alcune sostanziali modifiche, a seguito della crisi balcanica e della guerra del Kosovo, seppur ricalcasse, il pur meritevole lavoro condotto dai comitati, e coordinamenti antimilitaristi che tra gli anni 80 e 90, si erano impegnati nelle campagne contro gli euromissili e i poligoni militari e più genericamente le politiche di riarmo della NATO e del suo “fianco Sud”.
(Ivana Guagnano)
L’aeroporto militare Antonio Ramirez sito a meno di 1 km dalla cittadina di Gioia del Colle (BA) é una delle piú importanti Basi della Difesa Aerea nazionale e vede la sua fondazione negli anni della I guerra mondiale.
Secondo alcuni documenti dello Stato Maggiore dell’Aeronautica e dell’Amministrazione provinciale di Bari, il Campo Scuola di Gioia viene aperto alla fine del 1916 per poi essere chiuso, come Campo Scuola, qualche mese dopo la fine della guerra.